Home Restaurant, Social Eating, Home Cooking Classes…  qualcuno parla addirittura di nuova frontiera della ristorazione. Ma di cosa si tratta esattamente? Quali sono le differenze e come divincolarsi tra questi nuovi modi di mangiare? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

La mia curiosità mi ha spinta a provare tutte le esperienze, come fruitore e come organizzatore, ma partiamo dal principio.

 

LE DEFINIZIONI

  •    La definizione di “Home Restaurant” (letteralmente il ristorante a casa propria), è stata espressamente riportata nell’art.2, comma a) del DDL 2647 approvato il 17 gennaio 2017 alla Camera dei Deputati: “l’attività  occasionale finalizzata alla condivisione di eventi enogastronomici esercitata da persone fisiche all’interno delle unità  immobiliari ad uso abitativo, per il tramite di piattaforme digitali che mettono in contatto gli utenti anche a titolo gratuito, e con preparazione dei pasti all’interno delle strutture medesime”.

A differenza del social eating che è un’attività da parte di chi offre il pasto con carattere saltuario, è una vera e propria attività imprenditoriale, e presuppone una certa continuità che necessita di essere sottoposta a precise regole normative.

  • Secondo Wikipedia “Il Social eating (letteralmente in italiano “mangiare sociale”) è un settore di mercato all’interno della sharing economy che prevede la preparazione di pasti come pranzi o cene nel proprio domicilio a pagamento con persone sconosciute ed incontrate tramite una piattaforma software on line” (https://it.wikipedia.org/wiki/Social_eating) .

Una delle piattaforme più conosciute è gnammo.com con i sui oltre 8.000 cuochi iscritti e più di 20.000 eventi organizzati in 2.300 città italiane.

Il funzionamento è molto semplice: chiunque ritenga di sapersi destreggiare in cucina può iscriversi come cuoco e, da subito, organizzare eventi enogastronomici presso il proprio domicilio o una location a propria scelta, stabilendo anche il costo pro capite, il numero di ospiti minimo e massimo, il giorno e l’orario entro cui si accettano le prenotazioni. Gli eventi vengono pubblicati, previa accettazione, sul sito della piattaforma. Tutto avviene poi tramite la stessa: pubblicità, gestione delle prenotazioni, transazioni economiche, etc. In tutta trasparenza e sicurezza (almeno così dichiarano gli organizzatori).

  • Le Home Cooking Classes sono lezioni di cucina presso il proprio domicilio, abbinate a pranzi o cene casalinghe. Sempre gestite tramite piattaforme on line (tra le più famose ricordiamo “Le Cesarine” o “Cene Romane”), nascono con l’intento di apprendere, da provette cuoche casalinghe, le tecniche ed i segreti per la realizzazione dei piatti tipici tradizionali, per la valorizzazione e la salvaguardia del complesso patrimonio culinario italiano.

Rivolte generalmente a turisti, spesso stranieri, rappresentano una nuova forma di offerta cultural-gastronomica per i viaggiatori di terza generazione, curiosi e decisi a calarsi nella realtà del territorio da esplorare.

 

In tutto questo bailamme di nuove offerte, non esiste ancora, almeno in Italia, una legge definitiva  non solo dal punto di vista fiscale, ma soprattutto per quanto riguarda la sicurezza alimentare e sanitaria.

Alcune piattaforme, di propria iniziativa, si sono dotate di un “codice etico”, che tutti gli affiliati alla piattaforma si impegnano a seguire, come ad esempio la già citata gnammo.com (https://gnammo.com/corporate/codice-etico-di-autoregolamentazione-della-community-open-draft), ma questo non può essere sufficiente.

Il DDL approvato alla Camera a gennaio 2017, teso a regolamentare tutti gli obblighi e i limiti per chi decide di organizzare cene tra sconosciuti aprendo un “home restaurant nella propria abitazione, è stato fortemente contestato per i troppi paletti fissati (limite di incasso di 5.000 euro “ad abitazione”, 500 pasti massimo all’anno, la presentazione della SCIA dichiarazione di inizio attività commerciale, copertura assicurativa, etc.), che risulterebbero effettivamente troppo rigidi considerando che, come dichiara Giambattista Scivoletto, fondatore di HomeRestaurant.com “Un home restaurant non accoglie infatti “avventori” casuali, bensì accetta di ricevere visitatori consapevoli, dietro loro espressa richiesta” e che di fatto impedirebbero lo sviluppo di questa nuova forma di mercato.

Si attende ora di sapere, quali e quante modifiche verranno apportate in sede di approvazione definitiva al Senato.

 

Nel frattempo, se siete come me dei curiosi social-enogastronomici, e non vi spaventano le nuove iniziative, non vi resta che provare, magari partecipando ad uno degli eventi organizzati dalla vostra

 

Zia a Domicilio!